Come fa l’Employee advocacy a boostare la strategia LinkedIn

dipendenti che stanno facendo un selfie

Nell’era digitale, dove la fiducia e l’autenticità sono fondamentali per il successo di un’azienda, la voce delle persone ha un potere incalcolabile. Nonostante tutto quello che si dice a proposito della “gente”, del fatto che sia sempre meno affidabile e l’ostentato cinismo annesso, le parole proferite dalle persone godono di una fiducia maggiore perché – in fin dei conti – sappiamo che noi stessi non vorremmo mai essere tacciati come bugiardi. Qui risiede il grande potere dell’employee advocacy, ossia del sostegno da parte degli impiegati di un’azienda. 

Cos’è l’employee advocacy

L’employee advocacy, o coinvolgimento dei dipendenti, è una strategia che incoraggia i collaboratori di un’azienda a condividere contenuti e informazioni positive sul proprio datore di lavoro attraverso i loro canali social personali. In sostanza, si tratta di trasformare i dipendenti in veri e propri ambasciatori del brand, amplificando la voce dell’azienda e raggiungendo un pubblico più ampio e qualificato.

Perché LinkedIn?

Questa attività può essere svolta ovunque, nel mondo reale come in quello digitale e, all’interno di questo, sui social, sul proprio sito o vlog. Di certo, però, LinkedIn è la piattaforma ideale per l’employee advocacy, in quanto è il social network professionale per eccellenza, frequentato da decision maker, influencer e potenziali clienti. I contenuti condivisi dai dipendenti su LinkedIn hanno un impatto maggiore rispetto a quelli pubblicati direttamente dall’azienda, poiché sono percepiti come più autentici e credibili.

I vantaggi dell’Employee Advocacy su LinkedIn

Immagina i tuoi dipendenti più social che argomentano una questione tecnica, spiegano come l’hanno affrontata e taggano la tua azienda. I benefici sono evidenti:

  • Aumento della reach organica: I contenuti condivisi dai dipendenti raggiungono un pubblico più ampio rispetto a quelli pubblicati solo dalla pagina aziendale, aumentando la visibilità del brand.
  • Maggiore engagement: I post dei dipendenti generano più interazioni (like, commenti, condivisioni) rispetto a quelli aziendali, favorendo il coinvolgimento del pubblico.
  • Miglioramento della reputazione del brand: I dipendenti che parlano positivamente dell’azienda contribuiscono a rafforzare la sua reputazione e a costruire fiducia.
  • Attrarre talenti: Un’azienda con dipendenti attivi e coinvolti su LinkedIn è più attraente per i potenziali candidati.
  • Generazione di lead: I dipendenti possono condividere contenuti che generano interesse nei potenziali clienti e li portano a contattare l’azienda.

Gli strumenti di LinkedIn per l’Employee advocacy

LinkedIn attribuisce grande importanza all’Employee advocacy, al punto tale che nel 2015 lanciarono l’app “Elevate”, progettata proprio per coinvolgere i dipendenti sullo stesso social e (anche) su Twitter. L’applicazione è stata ritirata nel 2023, ma molte funzionalità sono state integrate nativamente. Oggi LinkedIn fornisce i seguenti strumenti per agevolare l’Employee advocacy:

  • “Consiglia ai dipendenti”: Questa funzione, accessibile dalla pagina aziendale, permette di suggerire contenuti ai dipendenti affinché li condividano sui loro profili personali.
  • Notifiche di contenuti aziendali: I dipendenti possono attivare le notifiche per ricevere aggiornamenti sui nuovi contenuti pubblicati dalla pagina aziendale, facilitando la condivisione.
  • Hashtag aziendali: L’utilizzo di hashtag specifici per l’azienda può aiutare a tracciare e misurare i contenuti condivisi dai dipendenti.
  • LinkedIn Analytics: La sezione Analytics della pagina aziendale fornisce dati sull’engagement dei post e sulla reach organica, consentendo di valutare l’impatto dell’employee advocacy.

Sì, ma come si fa una strategia di Employee Advocacy (su LinkedIn)?

Esistono ovviamente diverse strade. 

Bisogna prima di tutto decidere se attivare da subito – in maniera sempre volontaria – una partecipazione collettiva o se, invece, selezionare alcuni collaboratori per “propensione” social, capacità di rappresentanza dell’azienda e audience personale. La seconda opzione può essere utilizzata come apripista per la prima o, comunque, come preludio a un’espansione del numero di lavoratori attivi.

Occorre poi distinguere i contenuti pubblicati dall’azienda stessa e poi ricondivisi attivamente dai propri collaboratori, dai post ideati dai lavoratori, pubblicati solo sulle loro bacheche e che, in qualche modo, danno valore all’azienda (ad es. citandola, taggandola, usando hashtag condivisi). 

Saranno necessarie regole chiare. In genere la ri-condivisione, da parte dei lavoratori, di post pubblicati inizialmente dall’azienda non è problematica; lo può essere invece la pubblicazione di contenuti ideati dal collaboratore stesso per il proprio profilo. Ecco l’utilità di policy chiare e la disponibilità eventuale di una sorta di assistenza (fornita in genere dal social media manager dell’azienda) a beneficio del collaboratore. In sintesi, una strategia di employee advocacy impone di:

  1. Scrivere policy e regolamento: Far capire quali concetti spingere, a cosa volersi associare, da cosa prendere assolutamente le distanze, il tono da utilizzare, etc.
  2. Coinvolgere i dipendenti: Creare una cultura aziendale che incoraggi la condivisione e l’interazione sui social media.
  3. Fornire contenuti di qualità: Creare contenuti interessanti e pertinenti che i dipendenti siano orgogliosi di condividere.
  4. Facilitare la condivisione: Utilizzare strumenti di Employee Advocacy per semplificare la condivisione dei contenuti da parte dei dipendenti.
  5. Riconoscere e premiare: Riconoscere e premiare i dipendenti che si distinguono per il loro impegno nell’Employee Advocacy.
  6. Misurare i risultati: Monitorare le metriche chiave per valutare l’efficacia della strategia e apportare eventuali miglioramenti.

Esempi di Employee advocacy

  • Adobe: Adobe incoraggia i propri dipendenti a condividere contenuti aziendali e personali su LinkedIn, utilizzando l’hashtag #AdobeLife. L’azienda fornisce anche formazione e strumenti per aiutare i dipendenti a creare contenuti di qualità e a utilizzare al meglio la piattaforma.
  • Starbucks: I baristi di Starbucks sono incoraggiati a condividere le loro esperienze di lavoro e la cultura aziendale sui social media, utilizzando l’hashtag #ToBeAPartner.
  • Microsoft: I dipendenti Microsoft sono incoraggiati a condividere notizie, aggiornamenti e contenuti aziendali su LinkedIn, utilizzando l’hashtag #MicrosoftLife. L’azienda organizza anche eventi interni per formare i dipendenti sull’utilizzo efficace di LinkedIn per l’employee advocacy.

L’Employee Advocacy su LinkedIn è una strategia vincente per le aziende che vogliono aumentare la propria visibilità, migliorare la reputazione del brand e attrarre talenti. Coinvolgendo i propri dipendenti e trasformandoli in ambasciatori del brand, è possibile boostare la propria strategia di marketing e comunicazione.Se vuoi scoprire se e come implementare una strategia di Employee Advocacy su LinkedIn efficace per la tua azienda, contatta ResultConsulting per una consulenza gratuita.

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